Dalla redazione di Yeb News
La cornice del Palazzetto dello Sport di Roma fa da palcoscenico a una sfida che vive di continui strappi emotivi e profondi contrasti tattici. L’impatto con la gara è inevitabilmente bloccato, figlio della fisiologica tensione da debutto che sporca le percentuali perimetrali di entrambe le formazioni, costringendole a lunghi minuti di sterilità offensiva. Venezia, seguendo le direttive di coach Buffo, cerca sistematicamente di abbassare i ritmi per controllare meticolosamente l’esecuzione a metà campo. Fidenza, al contrario, prova costantemente ad alzare i giri del motore con la transizione veloce orchestrata da coach Marallo.
L’equilibrio si spezza improvvisamente grazie alle risorse pescate dalla panchina emiliana. L’esterno Sangermano entra sul parquet e accende la partita, punendo i cali di concentrazione della difesa lagunare con quattro conclusioni pesantissime dall’arco che ribaltano l’inerzia e regalano il primo vero allungo a Fidenza. Un break che evidenzia la fatica di una Venezia apparsa, fino a quel momento, eccessivamente macchinosa.
Il cambio di passo definitivo coincide con la fase in cui le gerarchie tecniche tornano a dettare legge sul parquet. Il ritorno in campo dell’esterno Favaretto trasforma radicalmente l’atteggiamento di Venezia. Le sue letture diventano l’epicentro del gioco veneto, garantendo fluidità e certezze all’intera manovra. Innescata dal proprio regista, la formazione lagunare trova linfa vitale: l’esplosività di Eramo, autore di un’incursione al ferro devastante nel traffico, e le conclusioni di Marini, capace di convertire tiri ad altissimo coefficiente di difficoltà anche in transizione, tagliano le gambe all’organizzazione difensiva emiliana e firmano il contro-sorpasso.
Quando l’inerzia sembra definitivamente indirizzata verso Venezia, Fidenza raschia il fondo del barile aggrappandosi allo strapotere fisico del centro Mane. Il lungo domina l’area con un atletismo debordante, culminato in un clamoroso affondo aereo che riduce il divario a un singolo possesso e riaccende le speranze. Nel momento di massima pressione, tuttavia, ai ragazzi emiliani manca la necessaria lucidità. Una letale serie di errori dalla linea dei tiri liberi e alcune scelte offensive fin troppo frenetiche vanificano lo sforzo della rimonta.
A blindare il risultato con estremo cinismo è ancora una volta l’intelligenza tattica di Favaretto: l’esterno veneto assorbe i contatti della difesa disperata, si guadagna viaggi cruciali in lunetta e converte i liberi che archiviano la pratica. Venezia conquista un pesantissimo punto in classifica, emergendo grazie alla superiore gestione dei ritmi e a una costanza chirurgica nei possessi decisivi.
